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Intervista | La tutela dei diritti sempre, anche nelle situazioni di emergenza

marzo 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

INTERVISTA | da Italinforma n. 3 - marzo 2020

 

 

 

  

 

LA TUTELA DEI DIRITTI SEMPRE, ANCHE NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA

 

Intervista al Direttore generale Ital, Maria Candida Imburgia

 

 

 

 

 

Il nostro Paese e il mondo intero non hanno mai vissuto una situazione come quella che si sta determinando a causa della pandemia da Covid-19. Una crisi sanitaria senza precedenti ha investito, come uno tsunami, tutto il pianeta. L’Italia è sicuramente tra le nazioni più colpite, ma il problema è globale. Per cercare di contenere il contagio da Coronavirus, come comunemente si chiama questo morbo, sono state poste in campo misure molto restrittive sia della vita sociale sia di quella economica e lavorativa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Questo virus ha causato una tragedia per i tanti, troppi, che non ce l’hanno fatta e per i parenti che non hanno neanche potuto star loro accanto nel momento estremo; ha costretto a un impegno sovrumano ed eroico tutto gli operatori sanitari; ha ulteriormente fiaccato le già deboli condizioni economiche e occupazionali del Paese; ha trasformato radicalmente le nostre abitudini quotidiane e lavorative, costringendoci a rinunce più o meno importanti. Ha però fatto emergere valori e positività, forse, inaspettati come quelli della solidarietà, dell’unità e della capacità di adattamento, anche nelle modalità di organizzazione del lavoro. Questi cambiamenti hanno interessato lo stesso Patronato. Ne parliamo, come di consueto, con il Direttore generale dell’Ital, Maria Candida Imburgia.

 

Direttore, in questa fase così difficile e del tutto inedita, l’attività del Patronato è proseguita, in quanto ritenuta essenziale tra quelle indicate dai codici Ateco. Anch’essa, però, ha subito delle trasformazioni per poter garantire la sicurezza dei soggetti interessati. Cosa sta accadendo presso le sedi dell’Ital?


L’attività di Patronato sta proseguendo, cercando di contemperare la tutela della salute degli operatori e dei cittadini assistiti con l’esigenza di continuare la nostra missione sociale, soprattutto alla luce delle principali misure a sostegno dei lavoratori e delle famiglie introdotte dal Governo per fronteggiare l’emergenza da Covid-19. Punto di riferimento normativo prioritario, per noi, è il cosiddetto decreto legge “Cura Italia”, il numero 18 del 17 marzo, in particolare l’articolo 36, che ci offre gli strumenti per operare e per continuare a patrocinare le pratiche richieste. In questo quadro, la sede nazionale sta continuando a supportare le sedi territoriali ricorrendo alle Skype conference, mediamente due volte a settimana. Stiamo facendo così tanta formazione, rivolta ai coordinatori regionali, in merito alle misure che si sono susseguite con i decreti del mese di marzo.

 

In che modo il decreto “Cura Italia”, e in particolare l’articolo 36, consente ai Patronati di continuare a svolgere la propria attività?


Questo decreto ci ha fornito gli strumenti e ci ha indicato le modalità per far fronte all’emergenza. Per esempio, ci è stata data la possibilità di ricevere per appuntamento, così da regolare l’afflusso degli assistiti nelle nostre sedi, e di ridurre sia le ore di ricevimento del pubblico sia il numero degli operatori attivi in loco, favorendo lo smart working. Inoltre, proprio per ridurre la presenza fisica dei cittadini nei nostri uffici e, quindi, per evitare che le persone si muovano dalla propria abitazione, il provvedimento in questione prevede anche la possibilità di far ricorso al mandato telematico, con l’obbligo dell’immediata regolarizzazione una volta cessata l’attuale situazione emergenziale.


Seppur con una serie di accorgimenti e di limitazioni posti in atto per garantire la sicurezza agli operatori e ai cittadini, tutto procede a ritmi abbastanza serrati…


La tutela della vita e della salute viene prima di ogni altra cosa. Noi, dunque, siamo rigorosi nel rispettare e nel far rispettare tutte le indicazioni e i provvedimenti governativi. Stiamo riuscendo a dare continuità alla nostra attività e alla nostra missione sociale. Io credo che, in un momento del genere, i Patronati abbiano una responsabilità maggiore, peraltro, assolutamente coerente con il proprio impegno svolto quotidianamente anche in condizioni di “normalità”. C’è una costruttiva armonia professionale tra sede nazionale e territori, con contatti frequentissimi per stabilire procedure e strategie da adottare e per definire gli aggiornamenti formativi. Solo così possiamo rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini che chiedono assistenza per fruire delle indennità straordinarie previste per far fronte a questa situazione di emergenza.

 

Purtroppo, la terribile crisi sanitaria non ha colpito solo l’Italia, ma la stragrande maggioranza dei Paesi nel mondo. Come si è attrezzata l’Ital per le proprie sedi all’estero?


Va da sé che tutto quanto detto sino ad ora vale assolutamente anche per le nostre sedi operative all’estero. Anche in quelle realtà, l’attività continua nel rigoroso rispetto della legge. Nello specifico, peraltro, abbiamo ottenuto lo slittamento dei termini relativi ad alcune pratiche particolarmente diffuse come, ad esempio, quella relativa alla presentazione della dichiarazione Red Est. Va anche detto che l’età media di coloro che si rivolgono alle nostre sedi all’estero è più alta della media complessiva. Sappiamo bene che i soggetti più deboli e più esposti alla pandemia sono proprio gli anziani. Dunque, il massimo scrupolo nel garantire attenzione alla sicurezza e alla salute degli assistiti è ovviamente assicurato ovunque, anche al di fuori dei confini nazionali. In conclusione, il nostro unico auspicio, come quello di tutti, è tornare al più presto alla normalità. L’Ital, comunque, non lascia solo nessuno, neanche in queste drammatiche situazioni di emergenza. Tutti coloro che vogliono ottenere la tutela dei propri diritti, nel rispetto delle cautele e delle raccomandazioni prescritte dalla legge, possono sempre contare su di noi.