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Intervista | Prevenzione e formazione scelte strategiche

Luglio 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTA | da Italinforma n. 7 Luglio 2018

 

 

 

PREVENZIONE E FORMAZIONE SCELTE STRATEGICHE

 

Intervista al Direttore generale Ital, Maria Candida Imburgia

 

 

Direttore, ne abbiamo già parlato nell’ultimo numero di Italinforma, ma l’evento è stato così importante e così incisivo che può essere utile una riflessione aggiuntiva. Mi riferisco alla Conferenza formativa dello scorso mese di giugno. È stata anche l’occasione per aprire un dibattito sul nuovo ruolo del Patronato. A tal proposito, cosa è emerso da quell’incontro?

 

Alla Conferenza formativa si è parlato di tematiche che potremmo definire “tradizionali” per un Patronato, quali sono la previdenza e l’assistenza. È stato dato, però, un grande risalto anche alla prevenzione oltreché, ovviamente, alla formazione. Da molti anni a questa parte è un crescendo, è un’impostazione divenuta strutturale. La logica della prevenzione e quella della formazione hanno sempre connotato l’azione dell’Ital: oggi sono diventate strategiche. Questa è la novità. L’Ital non è più solo protagonista per le azioni di risarcimento, ma offre tutela e assistenza per formare e prevenire.

 

È un approccio che si è andato consolidando nel corso degli anni, ma che ora si sostanzia di scelte e azioni concrete. Puoi farci qualche esempio?

 

Ne abbiamo già parlato proprio su queste pagine, ma ripropongo volentieri quelle esperienze: la ricerca sullo stress correlato nel lavoro degli agenti penitenziari e quella dedicata alla verifica delle malattie professionali per i lavoratori della pesca.

 

A proposito di quest’ultima ricerca, si è trattato di un successo mondiale: i risultati sono stati presentati in numerosi congressi non solo in Italia, ma anche in Irlanda, in Canada e negli Stati Uniti.

 

Sì, siamo particolarmente orgogliosi di questi risultati perché non solo testimoniano l’enorme valore scientifico della ricerca, ma confermano la validità dell’impostazione del nostro lavoro. Gli esiti dello studio effettuato dovrebbero aiutare a ridurre i rischi di patologie per i lavoratori della pesca o, quantomeno, a far sì che se ne tenga conto nella fase del riconoscimento delle patologie professionali. Il merito di questo successo è di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione della ricerca, a partire dal professor Elio Munafó del Comitato tecnico scientifico dell’Ital e dai medici ed esperti dell’Inail che ci hanno aiutato a realizzare il monitoraggio direttamente sul campo, nonché degli addetti ai lavori della categoria interessata. È stato possibile, infatti, utilizzare apparecchiature dedicate e molto sofisticate direttamente a bordo dei pescherecci e non nei laboratori. Un sistema nuovo e originale che ha consentito di misurare realmente lo sforzo muscolare a cui sono sottoposti i pescatori nello svolgimento della loro attività.

 

 

Tutto ciò, ovviamente, si aggiunge all’impegno “storico” dell’Ital e lo rafforza.

 

Assolutamente sì. Noi siamo e resteremo un Istituto di Assistenza e Tutela. Il nostro ruolo imprescindibile è quello di lavorare per il riconoscimento dei diritti sociali e, a questo scopo, di fare da tramite tra il cittadino e le Istituzioni. L’approccio fondato sulla formazione e la prevenzione è una leva, uno strumento, che consolida e qualifica quel ruolo.

 

Questi progetti coinvolgono, ovviamente, anche tutti i responsabili e gli operatori delle sedi estere dell’Ital che sono sempre più numerose e attive. Come sono i rapporti con queste realtà?

 

Sono decisamente ottimi, così come lo sono anche quelli che abbiamo con tutte le nostre sedi sul territorio nazionale. Siamo orgogliosi dell’impegno e dei risultati che l’Ital, nel suo insieme, a tutti i livelli, fa registrare quotidianamente. Volevo anche ricordare che siamo il primo Patronato italiano nel mondo e che, sempre più spesso, responsabili e operatori vengono in Italia per un confronto diretto con chi opera nella sede centrale. Proprio di recente, ad esempio, si è aperto un nuovo ufficio Ital in Tunisia. La responsabile Olfa Achour, ha voluto partecipare a uno dei tanti corsi di approfondimento e formazione organizzati dall’Ital nazionale a Roma. Questo è un modo diretto per far crescere le nostre competenze e le nostre professionalità e per poter garantire uniformità ed efficienza nell’assistenza e tutela di tutti i lavoratori e i pensionati che si rivolgono ai nostri uffici, ovunque essi siano ubicati.

 

Insomma, si può dire che la “rete” funziona: c’è una grande sinergia, a tutti i livelli, che pervade l’Organizzazione intera, dalla Uil a tutti i suoi servizi, a cominciare proprio dall’Ital.

 

Ti dirò di più: c’è un grande senso di appartenenza alla nostra Organizzazione e al nostro Istituto che ci accomuna tutti. E ti porto un altro esempio. Sempre di recente si è svolta, a Roma, una giornata formativa con gli operatori dell’Ital della Svizzera. Il responsabile, Mariano Franzin, e i suoi 13 operatori avevano espressamente richiesto di far visita alle strutture della Uil e dell’Ital nazionali. È stata una giornata importante e, per certi versi, emozionante, anche perché il Segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ci ha voluto onorare della sua presenza, con un suo saluto ai partecipanti. È stata una bella e piacevole sorpresa, l’ennesima conferma della particolare attenzione con cui Barbagallo segue i servizi. Per chi, come noi, svolge un’attività di promozione sociale, tutto ciò ha un valore: è la chiara dimostrazione, infatti, che non siamo soli ad affrontare quotidianamente il nostro lavoro, ma siamo affiancati e sostenuti dal nostro Sindacato di riferimento e dal suo Segretario generale.